L’esame di statistica       [Quivedo Stories #11]


Era una bellissima giornata di sole di fine ottobre. Erano giorni che non usciva dall’appartamento, rintanata nella cameretta a studiare per l’esame di statistica. Questo era il primo appello e doveva assolutamente passarlo, per andare avanti. Era l’ultimo esame che le mancava della sessione e l’ultima volta si era resa conto di non avere la preparazione adeguata e non si era nemmeno presentata il giorno dell’esame. Dopo aver assistito a molte interrogazioni altrui aveva stimato che la percentuale di risposte che avrebbe saputo elargire erano troppo scarse, quindi o imprecava il Dio Fortuna oppure doveva rimettersi sui libri e studiare con più metodo. La sua amica Stefy era passata subito, ed anche con una buon voto, ma lei aveva il fratello maggiore che aveva fatto la stessa facoltà e l’aveva sempre aiutata quando aveva degli esami in cui aveva delle difficoltà.

I Libri erano in pila davanti a lei, e mentre redigeva su un foglio delle mappe concettuali per fermare i concetti principali, il sole era entrato prepotente dalla finestra e aveva illuminato la sua mano spandendosi su tutta la scrivania. Aveva guardato di fuori, erano le cinque del pomeriggio e già si sentiva il chiacchiericcio allegro degli studenti che si incontravano per andare in qualche bar e passare qualche ora di svago. L’appartamento era proprio sopra uno dei locali più frequentati della zona ed essendo una città universitaria tra le più richieste si popolava di giovani. Aveva tirato di colpo la tenda per evitare che quella luce la distraesse ancora, doveva restare concentrata e studiare fino a sera.

La sua compagna di stanza Luisa era rientrata poco dopo.

-         Vieni giù dai, andiamo tutti al Chiosco che cè l’Andrea che vuole festeggiare, si è liberato dell’esamone di Antropologia Culturale, ha detto che offre una bottiglia! Ehi cè anche Simone il bello! –

Del fatto che Andrea offrisse la bottiglia gli interessava poco, ma il fatto che ci fosse anche Simone invece molto di più!

-         Non posso lo sai, devo restare qui a macinare il più possibile, mancano solo due giorni, devo fare la brava bambina -

Mentre le parlava Luisa aveva lanciato il pullover sul letto e si stava già stringendo in un vestitino nero con strass, il fatto che ci fosse il bel Simone, poteva essere il motivo per cui ora si stava agghindando come se andasse a una serata di gala e non in un baretto per studenti. Nel giro di pochi minuti era sparita lasciando dietro di sé una scia consistente di profumo.

Rimasta di nuovo sola nell’appartamento aveva ripreso in mano le sue mappe concettuali, ma oramai la concentrazione era svanita. Era raro che Simone “scendesse” per prendersi una pausa ludica con loro. Iper impegnato fra studio, sport e interessi vari, lo si vedeva di rado nei locali, la sua bellezza unita al fatto che fosse anche un tipo misterioso lo rendeva irresistibile.

L’ultima volta che era stata in sua compagnia era stato alla Laurea di un amico comune, era riuscita si e no a formulare una banale frase di ricorrenza prima che fosse preso quasi d’assalto da quelle molto più spigliate di lei. Anche questa volta sarebbe sicuramente andata nella stessa maniera, tanto valeva restare a fortificare il suo esame. Il sole stava donando il suo ultimo saluto, aveva scostato la tenda e guardato davanti a sé, era proprio una bella giornata.

Un impulso improvviso l’aveva destata dal suo torpore, era andata verso l’armadio e si era messa il suo vestitino nuovo che aveva comprato ai mercatini e mai messo prima. Ma prima di uscire aveva indossato i suoi meravigliosi occhiali da sole Gucci con le lenti a forma Cat eye. Era stato un oggetto che aveva desiderato tanto e appena aveva avuto i soldi se li era comprati sul sito di commercio elettronico Quivedo. Avevano una sagoma particolare, un modello che ricordava gli occhiali da sole indossati dalle dive negli anni ’60, quando li indossava si sentiva subito a suo agio, quell’oggetto gli donava un carattere distintivo e sapeva che le avrebbe donato una personalità più incisiva, Gucci era da sempre uno dei suoi marchi preferiti, sinonimo di eleganza e charme.

Arrivata al Chiosco, si era trovata davanti una marea di persone che non conosceva, evidentemente l’Andrea aveva invitato quasi tutta la città, mentre si infilava tra la gente per vedere se ritrovava qualche viso conosciuto, si era ritrovata davanti a Simone. Lui era lì fermo, con un bicchiere di prosecco in mano e senza nessuno con cui stesse parlando, l’aveva fissato senza sapere però cosa dire

-Begli occhiali da sole. Interessanti. – All’improvviso lui aveva pronunciato quelle poche, semplici parole e il suo viso si era inondato di pura felicità. Lo stile non era acqua e grazie a Gucci aveva fatto centro e attirato la sua attenzione dopo tanti tentativi, si erano messi finalmente a parlare e avevano passato la serata insieme.

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