Pausa caffè         [Quivedo Stories  #12]

Mancavano quindici minuti alle nove, uscendo al volo, come ogni mattina da un po’ di tempo, sarebbe riuscita a prendersi il suo sacrosanto caffè al Bar vicino alla fermata dell’autobus. Andava sempre lì perché le paste era buonissime e poi era vicinissimo al negozio dove lavorava da qualche mese attendendo l’opportunità di qualche corso interessante in qualche centro di formazione. Il negozio era di sua cugina Elsa che conosceva perfettamente la sua situazione; da quando si era laureata in sociologia, l’anno precedente, aveva inviato curriculum in quasi tutte le strutture offerte dal centro per l’impiego, ma non aveva avuto nessun riscontro. Era stata proprio la signora del centro, vedendola sempre più demoralizzata per la totale indifferenza a proporle di fare nel frattempo un corso di formazione informatico.

-         Guarda ce ne sono diversi interessanti che potrebbero fare al caso tuo. Devi risultare disoccupata e con un attestato superiore, cè un test d’ingresso ma sono sicura che non avrai nessun problema a superarlo. Così nel frattempo che attendi di avere qualche contatto interessante puoi integrare il tuo bagaglio di esperienze con qualcosa in più. –

L’informatica non le era mai interessata, i suoi studi era completamente differenti rispetto al corso che le proponeva la signora, ma visto che non aveva nulla da perdere, e sicuramente gli avrebbe fatto bene impegnarsi in qualche attività, aveva accettato. Nel frattempo però andava anche nel negozio di sua cugina per darle una mano e avere una qualche autonomia economica.

Mentre era seduta al suo solito tavolino, con il cellulare in mano e il cornetto nell’altra, era entrato lui. Capelli corti scuri, barbetta rasata, espressione concentrata, indossava un abito elegante, e aveva a tracolla una borsa in cui che custodiva un portatile, sicuramente era un promotore finanziario. Le era passato di fianco ed era andato a sedersi qualche tavolino più in là. I suoi occhi erano celati dietro degli occhiali da sole Burberry, le linee pulite ed eleganti dell’occhiale da sole gli donavano un’aria ancora più interessante. Aveva aperto un quotidiano e aspettato il caffè ordinato, non si era mai tolto gli occhiali da sole e quindi ogni speranza di vedere i suoi occhi era sparita.

La mattina seguente si era presentata nel Bar alla stessa ora di quella precedente, mentre stava appoggiando la borsetta sul tavolino era arrivato di nuovo il tipo misterioso. La situazione era stata pressoché la stessa, non si era tolto l'occhiale da sole di Burberry, aveva ordinato un caffè e preso un quotidiano da sfogliare.

Per tutta la settimana si era ripresentata la stessa scena, sembrava di essere in uno di quei film in cui si ritorna sempre al punto di partenza del giorno precedente. La cosa la divertiva molto e iniziava a fantasticare su quel ragazzo.

Una mattina la signora del centro per l’impiego l’aveva richiamata,

-         E’ stato accettato il progetto di un corso di commercio elettronico dall’Ente Osfim secondo me fa proprio al caso tuo! –

La mattina seguente era andata a iscriversi, era necessario passare un test d’ingresso, visto che i posti disponibili erano solo quindici e la richiesta invece molto di più. Non era necessario prepararsi su nulla di specifico, veniva fornito un modulo a crocette per comprendere la cultura generale del candidato e poi, se si veniva selezionati, si faceva una chiacchierata con alcuni selezionatori che avrebbero deciso chi avrebbe fatto parte del corso.

Il primo step era stata una vera passeggiata, fresca di laurea non aveva avuto nessun problema a rispondere alle domande ed era passata senza fatica. Ora doveva invece ritrovarsi in aula con gli altri che erano passati e riuscire a motivarli a scegliere lei invece che un altro.

Il giorno della selezione finale, si era vestita in mondo più carino del solito, sfoderando la sua gonna a pieghe, molto stile collegiale, che praticamente era chiusa nell’armadio da tempo immemorabile!

Quando tutti i candidati erano seduti e guardavano l’enorme LIM davanti a loro erano entrati i tre selezionatori. Una signora grossa di mezza età con i capelli raccolti, un’altra un po’più giovane, secca e con la faccia appuntita e poi un ragazzo alto, vestito distintamente. Quest’ultimo aveva qualcosa di famigliare, quell’intercedere sicuro e un po’ nervoso, le ricordava qualcosa, però guardandolo in viso non era riuscita a capire chi fosse. Aveva degli occhiali da vista con una montatura abbastanza spessa con cui guardava tutti da sinistra a destra. Quando il suo sguardo si era posato su di lei si era soffermato per più tempo, in quel preciso momento aveva ricomposto il puzzle, sovrapponendo gli occhiali da vista a quelli da sole di Burberry ecco che riappariva il tipo del bar! Le guance si erano inondate di rossore, come se fosse stata scoperta a rubare qualcosa, la imbarazzava essere davanti a lui in quella versione. Quando era venuto il suo turno le due donne le avevano fatto domande generali sulle sue aspirazioni future, il tipo era stato zitto un secondo e poi l’aveva guardata spiazzandola con una domanda che non si aspettava

-         Perché preferisce andare in un bar rispetto ad un altro? –

Le altre due esaminatrici si erano voltate dalla sua parte pensando che si fosse sbagliato, ma lui non aveva riformulato nessun altro quesito e lei aveva dovuto rispondere

-         Nel mio caso perché ha le paste molto buone ed è vicino a dove lavoro occasionalmente, ma non credo che sia una risposta molto decisiva -

-         Perfetto avrei risposto la stessa cosa! -  Le altre due donne avevano riguardato ancora dalla stessa parte, senza capirci niente, ma avevano pensato che siccome lui era uno dei giovani più promettenti quella ragazza avesse colto nel segno con la sua risposta.

Qualche giorno dopo aveva avuto la comunicazione del suo inserimento al corso. Non aveva più visto il tipo al bar, probabilmente era venuto in quella città solo per visionare i candidati e poi era rientrato.

Prima di iniziare la sua nuova avventura però doveva fare un’ultima cosa. Sul sito Quivedo aveva selezionato il Brand Burberry e aveva messo nel carrello un paio di occhiali da sole dalla linea sobria ed elegante molto simile a quella indossata dal tipo, in suo onore per ringraziarlo virtualmente.


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